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Il cambio euro-franco tocca il massimo da gennaio 2015

20/09/2017
Il franco conferma la sua fase di debolezza mentre l’euro lievita ai valori più alti dall’abolizione del cambio minimo: il 19 settembre 2017, la valuta europea è tornata sopra la soglia di 1,15 franchi, toccando un massimo a 1,1566 franchi. L’euro non era così caro dal 15 gennaio 2015, giorno in cui la Banca nazionale svizzera annunciò che non avrebbe più difeso il cambio minimo di 1,20 franchi fissato il 6 settembre del 2011.

Stando agli specialisti di divise l’evoluzione attuale è legata al corso dell’euro, che si sta rafforzando anche nei confronti di altre monete. Mentre la Banca centrale europea sta preparando lentamente il terreno per rientrare dalla sua politica ultraespansiva, l’istituto centrale svizzero la settimana scorsa è rimasto ancorato al tasso negativo di 0,75%. Le autorità monetarie hanno anche ribadito di essere pronte ad ulteriori interventi sul mercato delle divise per indebolire la moneta elvetica se necessario, parlando di un franco che ha «una valutazione elevata». Tuttavia, come sottolineano gli analisti, finora il franco era stato definito come «nettamente sopravvalutato».

Da parte sua, secondo l’agenzia Reuters, la BCE non avrebbe ancora raggiunto un accordo per annunciare la data definitiva della fine del quantitative easing: di conseguenza l’opzione di un ulteriore prolungamento del programma di acquisto titoli nel 2018 resta tuttora aperta.

La motivazione principale perorata dalle «colombe», cioè i consiglieri che vorrebbero una semplice riduzione degli acquisti mensili di debito, è l’apprezzamento dell’euro che indebolisce l’inflazione e che allontana ancora una volta la BCE dai suoi obiettivi.

Sale, dunque, la probabilità che al consiglio del 26 ottobre si vada al compromesso, riferiscono sei fonti a conoscenza del dossier: non fissare una data irrevocabile per la fine del quantitative easing, oppure rinviare a dicembre parte della decisione.

Anche il prolungamento presenta però delle incognite: perché il quantitative easing continui ad essere open-ended ovvero senza una scadenza temporale, la Banca centrale europea deve superare il problema della scarsità di alcuni bond governativi sui mercati, a partire da quelli tedeschi: una soluzione, riferiscono alcune delle fonti, sarebbe deviare rispetto alle quote di ciascun Paese e allo stesso tempo comprare più bond aziendali.




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